19/05/2012
☺FREE BLOGGER☺
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Storica sentenza della Cassazione: I blog non sono stampa clandestina e non sono un prodotto editoriale: Assolto Carlo Ruta perché il fatto non sussiste
Roma 10 maggio
Fulvio Sarzana di S. Ippolito
“La Corte di Cassazione annulla senza rinvio perché il fatto non sussiste.”
Alle ore 19 e 30 le Parole del Presidente della terza sezione della Cassazione risuonano nell’aula oramai vuota del Palazzaccio
Il Supremo Collegio emette cosi una sentenza molto attesa e pone cosi fine a cinque anni di dispute dottrinarie e infuocati dibattiti sulla natura dei blog giornalistici e sulla loro clandestinità in caso di non registrazione presso l’apposito registro delle testate editoriali del Tribunale, assolvendo lo storico e giornalista siciliano Carlo Ruta accusato di diffamazione a mezzo stampa e stampa clandestina .
Dunque i blog ( anche giornalistici ) non rientrano nei prodotti editoriali della legge sull’editoria, non devono essere registrati e non sono stampa clandestina.
La III° Sezione della Corte di Cassazione presieduta da Saverio Felice Mannino, con la relazione del magistrato Santi Gazzara e la presenza del sostituto procuratore generale Policastro, ha deciso oggi in udienza pubblica sullo scottante caso degli obblighi di registrazione come testata telematica dei blog e sulla natura di stampa clandestina dei blog non registrati.
La vicenda ha tratto origine dal caso di Carlo Ruta , giornalista e saggista siciliano, condannato nel 2008 dal tribunale di Modica per il reato di stampa clandestina, pronuncia confermata poi nel 2011 dalla Corte di appello di Catania.
Il giornalista curava saltuariamente un blog denominato , Accade in Sicilia, che forniva un informazione sui fenomeni mafiosi presenti sul territorio siciliano che, a un certo punto era divenuto oggetto di una querela per diffamazione da parte di un Magistrato sentitosi offeso da alcuni scritti presenti sul blog.
Il tribunale di Modica aveva ritenuto in primo grado che il blog del saggista fosse una vera e proprio testata giornalistica, e che, pertanto, da un lato dovesse considerarsi “prodotto editoriale” secondo quanto previsto dalla legge 62/2001, dall’altro, proprio in quanto stampa periodica, dovesse essere registrato presso il Tribunale competente,
La Corte d’appello di Catania aveva, come si è detto, confermato il tutto.
All’udienza in Cassazione, svoltasi intorno alle 12 e 30 del 10 maggio nell’Aula della terza sezione, il Sostituto procuratore generale aveva concluso per la responsabilità del Ruta, dichiarando fra l’altro “ la Corte d’appello ha ben deciso” evidenziando come in realtà la normativa sulla stampa fosse un paracadute per i blogger che si fossero trovati a subire un sequestro in quanto la legge sulla stampa, come è noto, proteggerebbe le pubblicazioni con un regime di sequestrabilità costituzionalmente previsto.
La natura “giornalistica” del blog di Ruta valeva a differenziare, secondo la pubblica accusa, lo stesso blog dai forum e dalle chat, che la stessa terza sezione della Cassazione, con il medesimo relatore del caso odierno, aveva invece nel 2008 escluso dal campo di applicazione del prodotto editoriale.
La difesa dello storico, rappresentata dall’Avv Arnone, ha invece evidenziato l’illogicità dell’equiparazione ( e della conseguente responsabilità per stampa clandestina di chi non registra il proprio blog) fra testate giornalistiche e blog che, di fatto obbligherebbe migliaia di blogger a registrarsi presso la cancelleria del tribunale competente.
Durante l’arringa il difensore di Ruta ha anche svelato di aver ricevuto una comunicazione dall’On. Giuseppe Giulietti, relatore della norma sull’editoria del 2001, che gli avrebbe confermato che i blog non rientrano, né intendevano essere inclusi, nella nozione di prodotto editoriale, e che ciò risultava evidente dalla lettura della relazione preparatoria alla legge sull’editoria, ricevendo peraltro, come risposta dal presidente del Collegio, l’invito ad attenersi al concetto giuridico di “prodotto” editoriale risultante dalla norma, l’unico elemento in grado di essere valutato, secondo il Presidente, dal Collegio.
Il dubbio è rimasto sino alle ore 19 e 30 di oggi.
Da oggi i blog ( ed i giornalisti) sul web saranno un po' più liberi.
Riproduzione libera con citazione della fonte.
Studio Legale Roma Sarzana & Associati
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15/05/2012
... di quando la ragione dorme!!
lunedì 14 maggio 2012, 13:57
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09/05/2012
POWER OF THE PEOPLE...
Sta passando un po' in sordina, come una curiosità, sommersa dai risultati delle elezioni amministrative. I risultati dello scrutinio dei dieci quesiti referendari nelle 1.826 sezioni sarde confermano la posizione prevalente degli isolani a favore del sì. Non è un risultato da poco: niente province, meno consiglieri regionali, riscrittura dello Statuto della Regione, etc.
Ecco i risultati definitivi:
██ Referendum n. 1:
“Volete voi che sia abrogata la legge regionale sarda 2 gennaio 1997, n. 4 e successive integrazioni e modificazioni recante disposizioni in materia di “Riassetto generale delle Province e procedure ordinarie per l’istituzione di nuove Province e la modificazione delle circoscrizioni provinciali?”.
██ Sì 96,94% - No 3,05%
██ Referendum n. 2:
“Volete voi che sia abrogata la legge regionale sarda 1 luglio 2002, n. 10 recante disposizioni in materia di “Adempimenti conseguenti alla istituzione di nuove Province, norme sugli amministratori locali e modifiche alla legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4?”.
██ Sì 97,60% - No 2,39%
██ Referendum n. 3:
“Volete voi che sia abrogata la deliberazione del Consiglio regionale della Sardegna del 31 marzo 1999 (pubblicata sul BURAS n. 11 del 9 aprile 1999) contenente “La previsione delle nuove circoscrizioni provinciali della Sardegna, ai sensi dell’art. 4 della legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4?”.
██ Sì 97,71% - No 2,28%
██ Referendum n. 4:
“Volete voi che sia abrogata la legge regionale sarda 12 luglio 2001, n. 9 recante disposizioni in materia di “Istituzione delle Province di Carbonia-Iglesias, del Medio Campidano, dell’Ogliastra e di Olbia-Tempio?”.
██ Sì 96,87% - No 3,12%
██ Referendum n. 5:
“Siete voi favorevoli all’abolizione delle quattro province “storiche” della Sardegna, Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano?”.
██ Sì 65,98% - No 34,01%
██ Referendum n. 6:
“Siete voi favorevoli alla riscrittura dello Statuto della Regione Autonoma della Sardegna da parte di un’ Assemblea Costituente eletta a suffragio universale da tutti i cittadini sardi?”.
██ Sì 94,42% - No 5,57%
██ Referendum n. 7:
“Siete voi favorevoli all’elezione diretta del Presidente della Regione Autonoma della Sardegna, scelto attraverso elezioni primarie normate per legge?”.
██ Sì 96,85% - No 3,14%
██ Referendum n. 8:
“Volete voi che sia abrogato l’art. 1 della legge regionale sarda 7 aprile 1966, n. 2 recante “Provvedimenti relativi al Consiglio regionale della Sardegna” e successive modificazioni?”.
██ Sì 97,17% - No 2,82%
██ Referendum n. 9:
“Siete voi favorevoli all’abolizione dei consigli di amministrazione di tutti gli Enti strumentali e Agenzie della Regione Autonoma della Sardegna?”.
██ Sì 97,06% - No 2,93%
██ Referendum n. 10:
“Siete voi favorevoli alla riduzione a cinquanta del numero dei componenti del Consiglio regionale della Regione Autonoma della Sardegna?”.
██ Sì 98,27% - No 1,72%
http://ladridimarmellate.blogspot.it/2012/05/referendum-sardegna-netta-prevalenza-si.html
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30/04/2012
Chi è Green Hill?
Green Hill 2001 è un’azienda situata a Montichiari (Brescia) che alleva cani beagle per i laboratori di vivisezione. Da questo allevamento più di 250 cani ogni mese finiscono negli stabulari, tra le mani dei vivisettori e sui tavoli operatori. Cani nati per morire e condannati a soffrire.
Dopo il tracollo dell’altro allevamento italiano di cani beagle da laboratorio, la Stefano Morini di San Polo d’Enza, è probabile che Green Hill abbia avuto una maggiore richiesta, ampliandosi e diventando uno dei principali allevamenti di cani del mercato europeo della ricerca su animali.
Dentro i 5 capanni di Green Hill sono rinchiusi fino a 2500 cani adulti, più le varie cucciolate. Un lager per animali fatto di capanni chiusi, asettici, senza spazi all’aperto e senza aria o luce naturale. File e file di gabbie con luci artificiali e un sistema di areazione sono l’ambiente in cui crescono questi cani, prima di essere caricati su un furgone e spediti nell’inferno dei laboratori.
Tra i clienti di Green Hill ci sono laboratori universitari, aziende farmaceutiche rinomate e centri di sperimentazione come il famigerato Huntingdon Life Sciences in Inghilterra, il più grande laboratorio di tortura animale in Europa.
Chi lucra su questo dolore?
Da alcuni anni Green Hill è stata acquisita da un’azienda americana, la Marshall Farm Inc. Marshall è un nome tristemente noto in tutto il mondo in quanto è la più grande “fabbrica” di cani da laboratorio che esista. Il beagle Marshall è addirittura uno standard di varietà .
I cani di Marshall vengono spediti via aereo in tutto il mondo, ma con l’acquisto di Green Hill come sede europea e la costruzione di un enorme allevamento in Cina, Marshall sta portando avanti un piano di espansione e di monopolio del mercato.
In quest’ottica va visto anche il progetto di ampliamento che prevede la costruzione di altri capanni a Montichiari, e per arrivare ad avere 5.000 cani nell’allevamento Green Hill, che diventerebbe il più grande allevamento di cani beagle in Europa.
Per un prezzo dai 450 ai 900 euro si possono comprare cani di tutte le età . Chi è disposto a pagare di più può comprare anche una madre gravida.
Green Hill e Marshall Farm inoltre offrono ai propri clienti trattamenti chirurgici su richiesta, tra cui il taglio delle corde vocali o l’asportazione di alcune ghiandole.
Per Green Hill e Marshall Farm gli animali sono solamente merce, oggetti da far riprodurre e vendere, senza il minimo scrupolo sul dolore e la sofferenza, psichica e fisica, che andranno a subire.
Dove si trova Green Hill?
Green Hill 2001
Via Colle San Zeno 6
25018 Montichiari (BS)
Tel: 030 9961244
030 962061
030 9651902
Fax: 030 9659420
Mail: info@greenhill2001.com
http://www.fermaregreenhill.net/wp/chi-e-green-hill>
AGGIORNAMENTO AL 9/5/12
GIORNATA INTERNAZIONALE DI PROTESTE ALLE AMBASCIATE ITALIANE
08 mag 2012 dalle h. 14:00
GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO GREEN HILL E LA VIVISEZIONE
All over the world! United we win!
http://www.fermaregreenhill.net/wp/giornata-internazionale-di-proteste-alle-ambasciate-italiane
Si è svolta la mobilitazione internazionale per ribadire la contrarietà alla vivisezione e chiedere la chiusura definitiva dell'allevamento di cani beagle destinati ai laboratori di sperimentazione animale italiani ed europei
di Redazione Il Fatto Quotidiano | 9 maggio 2012
In occasione della Giornata mondiale contro Green Hill e la vivisezione, migliaia di persone si sono ritrovate nelle piazze di oltre venti città italiane e davanti alle nostre ambasciate nel mondo, tra cui Bruxelles, Parigi, Londra, Madrid, Barcellona, per ribadire con forza la contrarietà alla vivisezione e chiedere la chiusura definitiva di Green Hill, l’allevamento di cani beagle destinati ai laboratori di sperimentazione animale italiani ed europei. Gli attivisti hanno rivolto il loro appello in particolare alla XIV Commissione del Senato che a breve dovrà decidere in merito agli emendamenti al testo dell’art. 14 per il recepimento della Direttiva europea sulla sperimentazione animale.
Ieri pomeriggio in piazza della Rotonda a Roma i manifestanti si sono impegnati in prima persona per la difesa dei diritti degli animali e prim’ancora per quella che ritengono una presa di coscienza etica fondamentale allo sviluppo della società verso una migliore direzione. A parlare c’era anche Bruno Fedi, primario di anatomia patologica e specialista in urologia e bioetica nonché socio fondatore del Movimento Antispecista, che ha sottolineato come la diversità genetica renda gli esperimenti spesso inattendibili (nei soli Stati Uniti la quinta causa di morte è rappresentata da malattie iatrogene e cioè provocate da farmaci) e quanto il rapporto uomo-animale basato sullo sfruttamento sia anacronistico al giorno d’oggi, dove l’uomo non è più solo genetica ma anche cultura.
E’ intervenuto anche il senatore del gruppo misto Alberto Filippi, che ha già presentato al presidente del Senato Schifani il suo disegno di legge antivivisezione (il Ddl 3084), ricordando che solo il 30 per cento degli esperimenti condotti su animali riguarda il campo medico e farmaceutico, mentre la restante parte è diretta a testare prodotti per l’igiene, cosmetici, tabacco, armi chimiche e proiettili.
Ulteriori interventi hanno inoltre sottolineato che abolire la vivisezione non significa tagliare le gambe al progresso della scienza, ma al contrario dare più spazio alle nuove metodologie alternative e offrire nuove opportunità ai ricercatori. Mentre l’Italia vive un periodo difficile dal punto di vista economico e sociale, l’intensa partecipazione dei suoi cittadini a una causa che viene sentita innanzitutto come etica può essere il modello da cui partire per un miglioramento generalizzato, attraverso l’impegno e la difesa dei diritti dalle lobby del potere. Come ha detto al megafono una delle organizzatrici della manifestazione romana, “sarebbe bello essere sulle pagine dei giornali di tutto il mondo per una decisione così civile e progressista”.
di Pasquale Rinaldis e Marianna Franzosi
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/green-hill/224410/
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29/04/2012
Ricevo e pubblico!
Da Saviano alla Camusso,
"Fermiamo il massacro delle donne"
Già 54 vittime dall'inizio dell'anno. "Ora chiamiamoli femminicidi" in piazza. Una manifestazione contro la violenza sulle donne. Da "Se non ora quando" arriva una nuova pressante sollecitazione a combattere la piaga della violenza sulle donne e raccoglie centinaia e centinaia di adesioni
di MARIA NOVELLA DE LUCA (repubblica.it)
Firmiamo la petizione! GRAZIE
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15/04/2012
Ad una Signora: Nilde Iotti!!
E... di quando gli dei si distraggono!! - Vamonos -
Daniela Granero, in arte Santanchè: ha mantenuto il cognome dell'ex marito chirurgo estetico.
Fa figo, e vuoi mettere, scorrazzare per i 7 mari su una barca chiamata BISTURI (ihihihihihihi), una spianatina alle rughe ogni tanto, a gratis: Santanché in puro lattice.
Cafonal per eccellenza, finezza compiaciuta della propria ignoranza, e la protervia, figlia della convinzione che i soldi ti assicurano il diritto di comprarti tutto, anche il diritto al titolo di
rappresentante del popolo.
Lei vive così, saltabeccando su tacchi come trampoli, e starnazzando su argomenti senza capo né coda;
se deve elaborare concetti che vanno oltre la tabellina del 2, un po' soffre, allunga le vocali, come quelli che non hanno niente da dire.
Confonde New York con Washington,
Olgettine (o erano Orgiattine?) con Presidenti della Camera dei Deputati, a cui non sarebbe stata degna di lustrare le scarpe: un facocero in confronto a Varenne.
Simpatizza con gli studenti contestatori dell’Onda ai quali mostra orgogliosamente il dito medio.
Si fa fotografare, in costumi giovanili, mentre gioca a racchettoni in spiaggia con Sallusti: il celebre maestro di giornalismo (sigh).
Amica di Ignazio La Russa, cresciuta con Storace e Gasparri, ex socia di Flavio Briatore (Billionaire) amico d’infanzia, entrambi di Cuneo; intelligente per forza!!
Alcune sue frasi celebri: (così belle che... la Gelmini: se fosse ancora ministro, le avrebbe già inserite nei libri di testo scolastici).
Umanissima con i clandestini: “Devono tornare nelle loro case a calci in culo”.
Per Berlusconi: "Un dittatore della repubblica delle banane, usa le donne come il predellino della sua Mercedes, è ossessionato da me ma tanto non gliela do, lui le donne le vede solo orizzontali": (2008, affascinante per coerenza). Per Fini che l’ha lanciata (perché non dalla finestra?): “umanamente è una merda”. Solidale con le donne, soprattutto con Veronica Lario: “Berlusconi non ha sfasciato nessuna famiglia, è lei che da molto tempo ha un compagno”. Teoreta finissima: “Maometto era pedofilo".
Altro che bozze di Apicella!
Immagino un albero genealogico attestante la presenza di almeno una quarantina di balilla e altrettanti repubblichini.
Daniela Santadechè: caricatura di una politica, ricorda l’Italia. Ahinoi questa Italia!!
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09/04/2012
Ivan Zaytsev: lo stratosferico!!!
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01/04/2012
CAROLINA KOSTNER É D'ORO!!
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07/03/2012
No mimose, grazie!
L' 8 Marzo non è una festa!!
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28/02/2012
☼29/2/2012: BLOGGIN DAY PER ROSSELLA URRU☼
Questo blog aderisce agli appelli di Sabrina Ancarola, Articolo 21, Donne Viola.
http://www.articolo21.org/4828/notizia/appello-per-la-liberazione-di-rossella.html
Questo è l'appello di Donne Viola:
Ci sono donne straordinarie che non fanno niente per essere notate e
con grande cuore donano la propria vita agli altri.
Manteniamo viva l'attenzione su Rossella Urru,
i media non lo fanno, facciamolo noi.
AGGIORNAMENTO AL 2/03/2012
Chiediamo a tutti i Comuni italiani di esporre uno striscione su Rossella Urru entro l’8 marzo
IL 2 MARZO L’ANCI NAZIONALE HA ADERITO ALL’INIZIATIVA
clicca qui per scaricare la comunicazione ufficiale:
ANCI NAZIONALE adesione appello rossella urru
Un sentito grazie a Cristiano Erriu, Presidente dell’Anci Sardegna,
e a Vito Biolchini
Rossella Urru è una ragazza italiana di 29 anni, volontaria del Comitato Italiano Sviluppo dei Popoli (CISP) che da diverso tempo lavorava nel campo profughi di Tindouf, in Algeria, per aiutare donne e bambini.
Il 22 ottobre 2011 è stata rapita insieme ai suoi colleghi spagnoli Enric Gonyalons e Ainhoa Fernandez.
Il sequestro è stato rivendicato dal Movimento Unito per la jiahad in Africa.
La Farnesina si è subito attivata per liberare la ragazza, ma al momento non si hanno notizie.
Nei mesi successivi i media ne hanno parlato sempre meno, fino a dimenticarsene.
Ma Rossella non può essere dimenticata.
http://www.progettieducativi.com/rossellaurru
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27/02/2012
..per volerci bene!!
LE LAVANOCI NASCONO IN INDIA E NEPAL
L'ALBERO DELLE LAVANOCI E' IL SAPINDUS MUKOROSSI
Le noci saponifere, o "lavanoci" nascono in India e nelle foreste più basse del Nepal. L'albero da cui si raccolgono è il SAPINDUS MUKOROSSI, un albero di media grandezza che può raggiungere i 20 mt. di altezza, con fiori bianchi. Produce frutti carnosi, con la polpa che diventa grinzosa e saponacea quando si secca. La pianta fruttifica dopo 9 anni circa di vita e continua a produrre noci per circa 90 anni!
DA SECOLI SI USANO PER IL BUCATO QUOTIDIANO
E TROVANO IMPIEGO ANCHE NELLA MEDICINA AYURVEDICA
La raccolta delle noci avviene a settembre/ottobre. I semi sono grossi e neri, e hanno un enorme importanza a livello medicinale. Nella medicina ayurvedica e tibetana, il SAPINDUS è utilizzato per curare un gran numero di malattie, come raffreddore, epilessia, stipsi, nausea. Della LAVANOCE si utilizza solo il guscio, che contiene la SAPONINA, un naturale agente antibatterico, pulitore ed esfoliante, con un eccezionale potere sgrassante. Essendo un detergente universale, il decotto può essere utilizzato anche come shampoo, detergente per stoviglie, pavimenti, casa, macchina; sapone liquido; shampoo per cani e gatti. Inoltre il decotto è una valida protezione per le piante contro i parassiti.
DELLE NOCI SI USANO SOLO I GUSCI
SONO RICCHI DI SAPONINA, DISINFETTANTI E ANTIBATTERICI
I gusci delle lavanoci hanno un potere sgrassante molto elevato. Le LAVANOCI sono un detersivo 3 in 1: da sole, fanno prelavaggio, lavaggio e ammordidente. Le lavanoci rispettano i tesstuti, anche i più delicati, come la lana e la seta. Il bucato fatto con le lavanoci è morbidissimo. Inoltre, sono il detersivo ideale per chi ha problemi di allergia ai detersivi tradizionali, psoriasi o malattie della pelle.
5 NOCI BASTANO PER 5 KG DI BUCATO
CON 16 EURO DI NOCI UNA FAMIGLIA LAVA TUTTO L'ANNO!
... Un bel risparmio se si pensa a quanto costano i normali detersivi! 5 noci bastano per lavare 3 volte 5 kg di bucato... il calcolo è presto fatto, con 1 Kg di noci si lava per un anno intero! In termini economici, con 16 euro si lava per 1 anno intero e senza nessun peso per l'abiente! Le LAVANOCI si attivano ad una temperatura di 30°. Ovviamente, più è alta la temperatura dell'acqua, meno volte si potranno riutilizzare, in quanto la saponina delle noci verrà dispersa più rapidamente.
IN UN SACCHETTINO DI COTONE O UN CALZINO
Da sole, o con qualche "trucchetto"
Le lavanoci, da sole, sono più che sufficienti per ottenere un bucato di qualità pari a quello dei detersivi tradizionali. Chi vuole il SUPER-BIANCO potrà aggiungere alle noci un cucchiaino di lievito in polvere o di bicarbonato, o aggiungere nel sacchetto qualche tronchetto di ceramica bianca. Le LAVANOCI sono inodori: per ottenere una profumazione del bucato è sufficiente aggiungere qualche goccia di OLIO ESSENZIALE al sacchettino, i risultati saranno delicati e naturali!
FANNO BENE ANCHE ALLA LAVATRICE!
SONO UN ANTICALCARE NATURALE
Le LAVANOCI non ossidano assolutamente la lavatrice. E' sufficiente avere l'accortezza di chiudere bene il calzino o sacchettino in cui vengono inserite per evitare che si disperdano in mezzo al bucato, e la lavatrice non risentirà in alcun modo della loro presenza. Anzi, il loro naturale potere sgrassante sarà ottimo anche contro il calcare.
E ALLA FINE SI USANO COME CONCIME PER IL GIARDINO!
ECOLOGICHE E BIODEGRADABILI AL 100%!
Dopo averle utilizzate per 3 volte, le LAVANOCI si possono buttare nel giardino - per chi ce l'ha! - oppure sui vasi del balcone. Hanno un ottimo potere concimante. In definitiva, le lavanoci non solo non inquinano, ma si integrano perfettamente con l'ambiente e con la natura!
http://www.pickthesoap.com/viverebio/idee_ricette_lavanoc...
Dosaggio consigliato
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Acqua dura (> 30°f) |
Acqua Media (<30, >15°f ) / Dolce (<15°f) |
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Bucato molto sporco |
10 noci, pari a 20 g circa |
8 noci, pari a 16 g circa |
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Bucato normale |
7 noci, pari a 14 g circa |
6 noci, pari a 12 g circa |
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Bucato poco sporco |
4 noci, pari a 8 g circa |
3 noci, pari a 6 g circa |
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16/02/2012
Cosa direbbero Nuvola Rossa e Cavallo Pazzo?
http://giovaniealcol.blog.tiscali.it/
di Maria Grazia Rubanu, 13 Febbraio 2012 10:00
Nel 1890 il massacro di Wounded K
nee ha chiuso simbolicamente la “Conquista del West” e i nativi americani, gli indiani, come siamo abituati a chiamarli, sono stati relegati nelle riserve. La riserva di Pine Ridge copre circa 9 mila km quadrati del Sud Dakota, è qui che vivono i Lakota, una delle più potenti nazioni indigene del Nord America, più tristemente conosciuti con il nome dispregiativo di Sioux (significa meno che serpente).
Le tre contee della riserva oggi sono tra le più povere degli Stati Uniti, con tassi di disoccupazione superiori all’80%. Quasi metà della popolazione (circa 28 mila abitanti) vive sotto la soglia di povertà. Gli abitanti hanno un’aspettativa di vita di 47 anni per gli uomini e 52 per le donne e il tasso di mortalità infantile è di cinque volte superiore a quello degli Stati Uniti, senza considerare il numero spaventoso di suicidi in adolescenza. La dipendenza da alcol sembra essere quasi la norma: un neonato su quattro nasce con la Sindrome Alcolica Fetale (FAS), o con malformazioni legate all’uso di alcol in gravidanza.
Eppure l’alcol nella riserva è vietato per legge!
Una legge facile da aggirare quando si tratta di ottenere un guadagno facile a discapito di popolazioni che soffrono da secoli.
Sono gli anziani degli organi di autogoverno della riserva ad avere preso in mano la situazione, a non voler più tollerare il degrado nel quale vivono soprattutto i giovani. La loro azione di protesta consiste nel fare causa ad alcune tra le maggiori case produttrici di birra degli USA.
«Faremo tutto quanto legalmente possibile per proteggere la salute e il futuro dei nostri bambini, come ogni genitore americano», ha detto il presidente del governo locale John Yellow Bird Steele, all’Associated Press. La causa ha coinvolto anche i proprietari dei negozi di alcolici di una cittadina vicina che con i sui quattro negozi di alcolici per circa 12 abitanti ha rifornito la riserva di circa cinque milioni di lattine di birra nel 2010.
L’accusa sostiene che le case produttrici e i rivenditori sono perfettamente a conoscenza del fatto che l’attività di contrabbando porta gli alcolici nella riserva, alimentando il circolo vizioso di povertà e microcriminalità che affligge gli eredi di Nuvola Rossa e Cavallo Pazzo.
Gi eredi degli eroici Lakota si oppongono ad un mondo nel quale sembrano valere solo le leggi del commercio e del guadagno e chiedono aiuto alla legge del Tribunale, perché si possa fare valere l’idea della responsabilità indiretta rispetto alla salute dei consumatori, così come accade per le grandi multinazionali del tabacco.
Nel link l'articolo completo di Joseph Zarlingo sul Fatto Quotidiano:
Alle etnie dei nativi manca un gene (presente soprattutto nelle etnie asiatiche) che durante il processo di deidrogenasi (assorbimento dell'alcol) crea un'alterazione nella conversione dell'acetaldeide in acetato causando un accumulo di acetaldeide e maggiore sensibilità all'alcol. In presenza di questo gene l'individuo tende a non avere dipendenze da questa sostanza in quanto se ne allontana spontaneamente (perché gli fa male).
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http://giovaniealcol.blog.tiscali.it/2012/02/13/cosa-dire...
12/02/2012
.. perchè è così che si esporta la democrazia..
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{per il resto delle "perle"}
▼
http://www.eilmensile.it/2012/02/10/nazimarines-lultima-infamia-afgana/
1°Battaglione Reconnaissance 1°divisione dei Marine
mentre esporta la democrazia in Afghanistan.
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07/02/2012
Perché curarne di meno pagando di più?
Nella pratica clinica il medico spesso utilizza farmaci off-label che sono farmaci utilizzati al di fuori delle indicazioni, delle vie o modalità di somministrazione o dalle utilizzazioni autorizzate dal Ministero della Salute.
Per fare un esempio possiamo pensare a un’infezione del canale uditivo, otite, che spesso viene debellata da colliri antibiotici che normalmente vengono utilizzati per infezioni dell’occhio quali la congiuntivite. Ora, utilizzare un collirio nell’orecchio, è una via di somministrazione al di fuori delle indicazioni della letteratura del farmaco, il foglietto allegato al farmaco, e delle autorizzazioni per il quale è stato immesso nel mercato.
La responsabilità della somministrazione è totalmente a carico del medico con problematiche non ancora completamente esplorate dalla dottrina e dalla giurisprudenza.
In oculistica, negli ultimi anni, sono stati immessi numerosi farmaci da utilizzare nelle malattie della retina quali la degenerazione maculare senile, la retinopatia diabetica e le malattie vascolari, patologie altamente invalidanti da un punto di vista visivo con ricadute sociali evidenti.
Esistono due farmaci essenzialmente utilizzati per via intravitreale (iniezione direttamente nell’occhio a livello della camera vitrea) che hanno dato buoni risultati e che solo il costante utilizzo può portaci a confermare l’efficacia nel tempo.
Uno è il Lucentis, ranibizumab distribuito da Novartis, che ha indicazioni oculistiche autorizzate dal Ministero. Il secondo è l’Avastin, bevacizumab distribuito da Roche, ancora oggi off-label per l’occhio nel sito dell’Aifa, agenzia italiana del farmaco.
Il 28 aprile 2011 sono stati pubblicati i dati di uno studio di comparazione fra i due farmaci eseguito dal National Eye Institute del National Institute for Health degli Usa che ha arruolato 1.200 pazienti. Tale studio dice che le eventuali complicanze e i benefici clinici sono sostanzialmente sovrapponibili.
Quindi i due farmaci da un punto di vista di salute clinica sono equivalenti. Questo è anche sostenuto da molto tempo dalla S.O.I., Società Oftalmologica Italiana, che riunisce circa 7000 oculisti italiani.
I due farmaci hanno però un costo enormemente differente. Il Lucentis, circa 1700 Euro a fiala, mentre l’Avastin circa 25 Euro a fiala. Ma la cosa più eclatante è che con il costo del trattamento per un anno con Lucentis di un solo occhio, si possono trattare con pari rischi ed efficacia sessanta occhi con Avastin. Peraltro, essendo l’Avastin ancora off-label, non può essere utilizzato con il Sistema Sanitario Nazionale per le patologie della retina.
Anche nella vicina Svizzera, dove la Novartis ha sede, ci sono studi che porterebbero ad un risparmio di 55 milioni di franchi svizzeri (!) all’anno nel caso di utilizzo esclusivo di Avastin, come suggerito da Berna agli oculisti d’oltralpe.
Quale può essere l’interesse, o meglio il disinteresse, da parte del Ministro della Salute, da parte del Consiglio Superiore della Sanità, da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco, da parte della Commissione Unica del Farmaco affinché si possa, con urgenza, modificare le indicazioni cliniche dell’Avastin allargandole alla clinica oculistica sulla base di uno studio in larga scala e multicentrico?
Come si può chiedere, come oggi avviene per un farmaco essenziale quale la benzilpenicillina, un contributo del paziente, passato da 2 a 24 Euro, e nessuno pensa alla differenza di costo per due farmaci uguali?
Qual' è la ricaduta sociale di una spesa notevole per una patologia in continuo aumento e direttamente dipendente dall’aumento della vita media?
Qual è la spesa sociale pubblica, visto che il Lucentis, essendo on-label, è distribuito in strutture pubbliche o accreditate e i medici sono restii ad usare Avastin essendo off-label?
Certo il Lucentis è poca cosa nell’oceano delle spese incontrollate della Sanità ma, al pari delle spese da contenere da chi ci governa, può essere l’inizio di una nuova via da percorrere. La ridistribuzione delle risorse può portare ad utilizzare le risorse stesse dove più servono, cercando di chiedere al cittadino-paziente i contributi necessari per l’equilibrio dei conti senza sprecarli per problematiche burocratiche.
Questa è salute economica, a pari salute clinica.
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http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/29/perche-curarne...
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11/12/2011
:)) :-D :)) :-D :)) :-D
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11/08/2011
..... cogito ergo sum.....
28/07/2011
eh sì!!
Sneocdo uno sdtiuo dlel'Untisverià di Cadmbrige,non irmptoa cmoe snoo sctrite le plaroe, tutte le letetre posnsoo esesre al pstoo sbgalaito,è ipmtortane sloo che la prmia e l'umltia letrtea saino al ptoso gtsiuo, il rteso non ctona. Il cerlvelo è comquune sempre in gdrao di decraifre tttuo qtueso coas, pcherè non lgege ongi silngoa ltetrea, ma lgege la palroa nel suo insmie..... vstio?
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24/07/2011
SARDEGNA my amor!!!
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come rispondere ad una E-mail così?...(sigh!)
Zia Carissima......
Infiniti auguri per tutto....Con tutto il ns. affetto;
zia, ti dedico questa poesia che ho trovato rimettendo a posto
alcune cose, mi sei venuta in mente proprio tu:
tratta da un libro di poesie " Semplicità"..... (patrizia gucci)
...La limpidezza del tuo volto viene
dall'interiorità, la sua luminosità
dalla sicurezza, la sua bellezza
dalla pulizia e dalla semplicità.....
Con amore,
a.. a, ma..o e ni...
(provo così)
Semplicemente Grazie,
con tutto l'amore che posso.
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22/07/2011
Ricevo e pubblico:
"IL CRIMINOSO" di Andrea Scanzi
Autopsia di un popolo (quasi invettiva desolata)
diAndrea Scanzi
Non so quando è successo, se ci sia stato un giorno esatto o se piuttosto sia sempre andata così, ma a un certo punto molti – me compreso – si sono sentiti stranieri nella propria terra. Non un granché, va detto, come sensazione. Membri immusoniti e incarogniti – quindi quasi mai fotogenici – di una minoranza trascurabile. A volte colta, talora esecrabile, spesso snob.
Sempre pleonastica. Mai capace, ora perché impossibilitata e ora in quanto pigra o poco organizzata, di cambiare veramente le cose. Sconfitta da una maggioranza inamovibile, che coltiva tranquilla l’orribile varietà delle proprie superbie: immarcescibile come una malattia; come una sfortuna; più che altro, come un’anestesia (cit).
Non so quanto fossero ampie le cloache, proprio qui, sotto i nostri piedi malfermi, ma certo contenevano un bel mondo. Variegato, disincantato. Ministri, portaborse, lacchè. Opinionisti malsani, giornalisti carnivori, sbarbine fuori tempo massimo. Una lunga carrellata di personaggi improponibili: ovunque, tranne qui. Specchio di un paese che merita questo governo. Perché lo desidera. Perché ci si specchia. Perché gli piace.
Non so chi sia stato a cantare – eppure mi pareva di conoscerlo – che non si sentiva italiano, ma per fortuna o purtroppo lo era. Ho però il timore, ieri come oggi, che il Purtroppo avesse più frecce nell’arco del Per Fortuna.
Non so quando non mi è bastato più un Mondiale di calcio per sentirmi appartenente al mio paese. Quando non è più stato sufficiente definirsi di sinistra per sentirsi nel Giusto. Quando troppe anime candide della mia parte teorica mi sono sembrate null’altro che queruli polli di allevamento. Utili idioti, senza sapere di essere né l’uno né (soprattutto) l’altro.
Non so quando ho avuto, io come tanti, la precisa sensazione di essere diverso e certamente solo. Incapace di sopportare il buon senso comune, ma neanche la retorica del pazzo; il non aver più voglia di assurde compressioni, ma nemmeno di liberarmi a cazzo; il non volere più velleitarie mescolanze con nessuno, senza però per questo sposare la legge dilagante del fatti i cazzi tuoi (re-cit).
Non so quando mi sono reso conto che quasi tutti quelli che stimavo, erano morti (ho detto quasi: c’è un limite anche all’apocalittismo). Mai, o quasi mai, per loro stessa mano. Sempre, o quasi sempre, per mano altrui – e non divina. Mai gentile. Mai pienamente individuata. Misteriosa, nascosta: mano da archiviare, sfuocata. Senza impronte digitali.
Non so nemmeno perché non mi abbiano munito del cromosoma-cronaca-nera. E sì che farebbe pure comodo. Magari vincerei un viaggio premio ad Avetrana, weekend lungo con camera vista cimitero. Che poi, se anche lo vincessi, finirei noiosamente col pensare ad altre vittime. Probabilmente allungherei la strada e farei cento passi in più, per omaggiare i Peppino, i Giovanni, i Paolo. Oppure tornerei indietro, salendo giù al Nord, tremando una volta di più di fronte alle ultime foto dei Federico e degli Stefano. Dei troppi morti ammazzati tra l’indifferenza, o lo sghignazzo, generale.
Non so quindi, tutto considerato e centrifugato, se sia assolutorio ritenere Silvio Berlusconi l’unico colpevole di questo sfacelo politico, umano, morale. O se piuttosto, parafrasando Indro Montanelli, non sia lui a rappresentare al meglio il peggio degli italiani. L’italiano qualunque, che non ha mai letto un libro, che ancora chiama froci i gay, che non sa cosa sia il bunga bunga ma vorrebbe comunque provarlo, perché intuisce – in base ai propri algoritmi elementari – che ha a che fare col sesso, i night, la fica (uh). L’italiano vorrei-ma-non-posso, lamentoso a parole e servo nei fatti, ossequioso del potente, che sprizza ignoranza da ogni fetido poro della pelle. Incline alla comicità assolutoria, allergico alla satira che vorrebbe aprir le menti (e con esse gli occhi). Pettegolo e bigotto. Instancabile nel correre in soccorso del vincitore, geneticamente proteso verso il Culto della Furbizia. Dell’evasione fiscale, della battuta maschilista, della xenofobia a casaccio. Del qualunquismo bolso. Del martufellismo greve.
Dell’ebbrezza natalizia per un peto lanciato a caso dal De Sica sbagliato.
So bene – almeno questo – che è tutto edito. Già detto, già scritto. Molto meglio di me. Ma c’è forse una simbologia, invero nefasta, se nel trentacinquennale della scomparsa di Pier Paolo Pasolini, il Premier esala l’ennesima battuta imbecille. “Meglio appassionati di belle donne che gay“. In qualsiasi altra parte del mondo, per molto meno sarebbero scesi in piazza. Da noi anche questa perla arrederà il ricettario dell’Elisir di Bunga Vita.
Breve riassunto politico del Paese: Mussolini, Craxi, Berlusconi. Ovvero un dittatore improponibile; l’espressione peggiore della sinistra riformista; e – ora - la caricatura tragicomica del cummenda. La pietra tombale sull’Italia. Tutti a riderci dietro (ma ormai pure davanti). Tutti, perfino l’Egitto (o forse era il Marocco, chi lo sa). Tutti a chiederci come cavolo facciamo a resistere, dopo le leggi ad personam, gli spifferi mafiosi, gli stallieri di Arcore, i Lodi AlNano, i Ghedini da strapazzo, le escort, la scuola Diaz, la scuola in generale, la mattanza Bolzaneto, i Minchiolini, i Littorifeltri, i Belpietro, i Bertolaso, i Lunardi, l’amico Putin, l’amico Gheddafi, l’amica Santadechè. Quintali e quintali di liquame, e noi (cioè loro) lì: a ingoiare. Compiaciuti. Disinvolti. A loro agio, come nel salotto di casa.
Non so quando è successo, ma c’è stato un momento – preciso – in cui siamo caduti così in basso che perfino Filippofacci è sembrato un giornalista. [...] Berlusconi un liberista. Calderoli un antigolpista.
[.....]. Forse il governo cadrà, forse no. Nel frattempo, è già caduta l’Italia. Con gli italiani a bordo. E a fondo ci vanno anche quelli che non c’entrano nulla; che ne avrebbero le palle piene di pagare per mancanze altrui; che nel loro piccolo s’incazzano, vestendosi di viola o d’indignazione.
Così pateticamente utopici da credere tuttora nella speranza.
Così demodè da coltivare ancora – cantava sempre qualcuno – la superstizione della democrazia.
http://scanzi-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it...
Splendidamente, malinconicamente vero. Grazie Andrea
ora mi sento meno sola;
la mia malinconia non avrei potuto esprimerla meglio.
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